Questa mattina (appena uscito dalla doccia, naturalmente) dhl ha suonato alla mia porta e mi ha portato il regalone di Andrea Beggi e di Xarface. La simpatica scatoletta che si vede nella foto è in grado di rilevare reti wi-fi e visualizzare i dati sul display. A quel punto non rimane altro che tirare fuori il portatile dalla borsa e…
Grazie, grazie, grazie
[UPDATE]
Ma quante reti aperte ci sono in città? Ne ho trovate un paio tornando a casa, facendo lo scan mentre ero fermo al semaforo. Ci sarebbe da ridere, se non fosse una cosa molto seria.
Io il fumetto non l’ho mai letto. E di certo questo film non mi ha fatto voglia di approfondire.
La storia di Daredevil è molto semplice: c’è questo ragazzino che si becca un po’ di acido negli occhi, e inizia a vederci con le orecchie. Naturalmente inizia a fare il supereroe, incontra il grande amore e…basta, per carità.
Sì, c’è il cattivone, come in ogni film d’azione.
Carina l’interpretazione di Colin Farrel, che forse è l’unico che non si prende sul serio.
Però il film è decisamente noioso, banale, e scontato, dall’inizio alla fine.
Oltre tutto la parte di Jennifer Garner è abbastanza inutile…
In breve: zZz zZz
TERRI SCHIAVO: VEGLIA ALLA CLINICA, SI PREGA PER UN MIRACOLO
Decine di persone radunate in preghiera davanti al Woodside Hospice di Pinellas Park sperano in Dio e nei fratelli Bush perche’ facciano qualcosa per salvare la vita a Terri Schiavo.
“…aspettami qui un attimo, vado al bar a prendere un alternatore…”
Un alternatore? Al bar? Si chiama così, adesso?
Ma soprattutto, com’è che vicino ad ogni meccanico/elettrauto c’è sempre un bar?
[...] chissà chissà chi sei, chissà che sarai, chissà che sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo [...]
4.5 €uro per un bonifico da banca a banca.
La prossima volta credo che andrò di persona a portare i soldi, sicuramente mi costerà di meno.
Nonostante la legge ad hoc, sembra che un giudice abbia imposto di tenere scollegata, e quindi lasciar morire di fame e sete, Terri Schiavo.
Scrive Umberto Veronesi su Repubblica.it di oggi:
Si tratta dunque della massima espressione del diritto dell’individuo all’autodeterminazione e alla libertà di pensiero circa la propria vita e la propria morte. [...]
Per quanto mi riguarda, non ho – ancora – un’opinione precisa sul caso di Terri, quel che è certo è che non si tratta di eutanasia. Su cui, tra parentesi, sono favorevole.
Mi sembra molto più simile al veterinario che sopprime la bestia per alleviarne le sofferenze. E non è un gran bel pensiero, proprio per niente.
L’articolo completo è qui, e secondo me merita la lettura,anche più di una volta.
Dopo aver visto Le fate ignoranti e La finestra di fronte, essendomi piaciuti entrambi, mi aspettavo grandi cose da Cuore sacro.
E no, non mi ha convinto.
Probabilmente il problema è quello di tutti i film che cercano di raccontare la realtà, non riuscendoci, perché il cinema è finzione.
O forse è che l’alone religioso/sovrannaturale che permea tutto il film non mi è andato giù, visto che – di nuovo – in teoria era una storia “reale”, non era certo Star Trek.
Il film è interessante, l’argomento trattato è attuale, ma quasi tutto è sussurrato e/o sorvolato.
Per quanto non conosca minimamente l’arte, non ci ho messo molto a vedere la trasposizione della Pietà di Michelangelo in una delle scene, e devo dire che l’ho trovata falsa e patetica.
Non che i vari barboni mi siano sembrati più veri, per quanto non abbia una grande esperienza in merito.
La scena francescana poco prima della fine è – di nuovo – abbastanza falsa. Per fortuna il finale si riprende.
In generale mi ha un po’ ricordato La città della gioia, visto che tutti e 2 trattano il tema della restituzione.
La bambina protagonista non credo avrà mai bisogno di ritoccarsi le labbra, visto che a 12 anni è già come le lecciso.
E poi, che bisogno c’era di mettere un fotomodello ad interpretare il prete, ma soprattutto di chiamarlo Karras, che è il nome del prete de L’esorcista?
Decisamente un film da vedere, sarà difficile che abbia voglia di rivederlo.
E’ uno di quei film che riesce sempre ad emozionarmi, nonostante lo abbia visto parecchie volte.
Il libro, che in originale si intitola “The hunt for Red October” è – ovviamente – molto più approfondito e con meno effetti speciali.
Se ben ricordo il finale è diverso, almeno in parte.
In ogni caso, trovo che grazie all’ottimo cast (il capitano russo è Sean Connery, il protagonista americano è Alec Baldwin, che qualche libro più avanti diventerà presidente degli Stati Uniti) la trasposizione cinematografica sì difende bene.
Oltre tutto uno dei protagonisti secondari si chiama Putin, sarà pure un cognome comune in russia, ma a me sembra una coincidenza divertente.
I libri di Tom Clancy non sono male, ma alla lunga sono un po’ tutti uguali.

